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FATTORIA SENZA PADRONI

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Nelle campagne fiorentine in questi ultimi mesi una comunità variegata di soggetti sta cercando ditrasformare una “proprietà pubblica” in “bene comune”, mettendocela tutta per sconfessare la nota affermazione di Hardin (1968) sulla tragedia dei beni comuni. Al crescere della popolazione cresceva, secondo Hardin, l’indeterminazione e l’incapacità dei soggetti di trovare accordi e forme di gestione condivisa, così l’unico modo per salvare la risorsa era privatizzarla. L’esperienza del movimento “Mondeggi fattoria senza padrone”, sta percorrendo la strada opposta. Sta cercando di fermare la vendita di un bene pubblico, la fattoria medicea di Mondeggi, chiedendo alla pubblica amministrazione di sperimentare un accordo con un gruppo di soggetti che intendono prendere in carico la fattoria e gestirla in forma comunitaria in base a un documento di principi e di intenti che è stato discusso collettivamente in assemblee pubbliche e in rete e approvato definitivamente il 12 Gennaio 2014 nell’Assemblea plenaria territoriale di Pozzolatico.

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Si scrive acqua si legge democrazia!

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No alle privatizzazioni, 
serve un nuovo modello di città e di servizi pubblici

Roma da un po’ di giorni risulta essere al centro dell’occhio di un ciclone che potrebbe modificarne in profondità struttura, forma e modello organizzativo.
Tutto il dibattito seguito al ritiro del decreto Enti Locali e alla riproposizione del cosiddetto “Salva Roma” sta assumendo contorni inquietanti.

Infatti, il nuovo equilibrio politico raggiunto con il Governo Renzi ha palesato i suoi intenti con il sostanziale attacco frontale all’autonomia decisionale del Comune di Roma in merito a quali azioni mettere in campo per rientrare dal debito. Appare evidente come il nuovo “Salva Roma” sia di fatto un commissariamento dell’amministrazione capitolina da parte del Governo. Più in generale quanto avvenuto negli ultimi mesi svela il tentativo di portare sull’orlo del baratro la Capitale per poi provare ad imporre le solite ricette draconiane di austerità. Quale miglior occasione, dunque, per prendere, come si suol dire, due piccioni con una fava: da una parte obbligare a privatizzare i servizi pubblici locali e vendere il patrimonio di Roma, dall’altra rilanciare in grande stile un nuovo piano di privatizzazioni sul piano nazionale, come “innovativa” soluzione all’approfondimento della crisi.

Come Coordinamento Romano Acqua Pubblica non possiamo che rilanciare la mobilitazione per respingere questa ingerenza da parte del Governo nei confronti di chi vive e amministra la città e per impedire che i beni comuni di Roma vengano messi sul mercato.

Appare anche evidente come siano diversi i segnali che intendono indicare la medesima direzione.
Non sembra, infatti, casuale la coincidenza dell’uscita e il risalto dato alla notizia sulla non potabilità dell’acqua in alcune aree a nord di Roma. Quelle sono zone gestite dall’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), un’azienda, sostanzialmente, pubblica che viene presa ad emblema dell’inefficienza del modello pubblico con il solo fine di rafforzare la teoria che “privato è meglio” e che il passaggio ad ACEA risolverà, come una panacea, ogni problema.

Come Coordinamento Romano Acqua Pubblica non possiamo non denunciare che diverse cittadine e cittadini siano stati tenuti all’oscuro, per troppo tempo, della presenza di quantità di arsenico al di sopra dei valori soglia e che certamente ci siano responsabilità da parte del gestore, ancorchè pubblico, ma ciò non fa che rafforzare la nostra tesi sulla necessità di rifondazione di un nuovo modello di pubblico che preveda la partecipazione alla gestione da parte delle comunità locali, cittadini e lavoratori. In tutto ciò si dimentica di ricordare da quanto tempo e quanti siano i Comuni gestiti da ACEA, il cosiddetto modello virtuoso da esportare, in cui viene erogata acqua non potabile soprattutto per concentrazioni di arsenico superiori ai livelli consentiti dalla legge.

L’unica soluzione possibile e auspicabile è una ACEA con gestione pubblica e partecipata.

In ultimo, va evidenziato come il Sindaco Marino sembra aver aperto una battaglia a tutto campo contro i vertici di ACEA chiedendone di fatto la sostituzione in toto.

Ci sembra importante segnalare al Sindaco che una battaglia del genere, giocata nelle sole stanze dei palazzi del potere, rischia di essere perdente in partenza. Avvertiamo la necessità di una forte e ampia mobilitazione sociale per far tornare al centro del dibattito cittadino il tema della difesa dei beni comuni e dei diritti.

Su questo il Sindaco deve decidere se essere parte della soluzione o parte del problema, ovvero intende avviare una seria e reale interlocuzione con tutte quelle realtà che hanno davvero a cuore il futuro della città oppure intende solamente trovare un nuovo equilibrio politico-istituzionale dopo il cambio della guardia alla Presidenza del Consiglio? Intende sinceramente mettere in discussione i diktat governativi sui vincoli del patto di stabilità, sugli obblighi di privatizzazione?

Noi, per quanto ci compete, non intendiamo lasciare in mano alle solite lobbies economico-finanziarie ciò che appartiene a tutt* e ci mobiliteremo per scongiurare tutto ciò rilanciando un nuovo modello di città che guardi alla riappropriazione dei beni comuni, alla realizzazione del welfare locale, contro le privatizzazioni e per una gestione partecipativa dei servizi pubblici locali.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

L’olio senza padroni di Mondeggi

 

 

 


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La giornata di raccolta delle olive a Mondeggi ,organizzata Domenica scorsa  (17 novembre 2013 n.d.r.) da Terra Bene Comune (FI), ha visto partecipi circa 80 persone dai 5 ai 70+anni.

Nonostante le iniziali minacce di un imprenditore agricolo che, dichiarandosi incaricato dalla provincia (ente proprietario nonché liquidatore dell’azienda) della raccolta delle olive, non vedeva di buon occhio il nostro allegro squadrone, la giornata è stata un bellissimo momento di lavoro, discussione e convivialità con bruschetta, canti e musica dal vivo. Abbiamo raccolto circa 17 quintali di olive che hanno fruttato più di 200 litri di olio genuino e clandestino.
L’Assemblea ha deciso che quest’olio verrà per il 50% imbottigliato in dosi da 250g e RESTITUITO gratuitamente alla popolazione locale durante le varie iniziative di divulgazione del progetto “verso Mondeggi Bene Comune, Fattoria senza padrone”.
L’altro 50% sarà suddiviso in parti uguali tra coloro che hanno partecipato alla giornata di raccolta.
NB abbiamo potuto osservare la curiosa tecnica di raccolta del suddetto imprenditore incaricato dalla provincia: una decina di braccianti asiatici controllati a vista da un italianissimo caporalotto che armati di bastone bacchiolavano le fronde degli olivi. Che dire? deve trattarsi di quelle pratiche sperimentali di cui tanto si sono vantati i passati amministratori di Mondeggi.
A presto aggiornamenti.
Emi